Come
si può pensare di convincere miliardi di persone a non credere quando queste
stesse credenze offrono agli uomini calore e conforto? Chi prova gioia al
pensiero di morire o di veder morire una persona amata? Come si può biasimare
chi si convinca che esistono cose come la vita eterna e la possibilità di
ritrovarsi in condizioni di gioia perpetua con gli esseri amati? Chi si trova a
proprio agio con la precarietà quotidiana della vita che in qualsiasi momento
può riservarci le più traumatiche sorprese? E come dunque potremmo biasimare
chi cerchi di premunirsi contro l'imprevisto illudendosi di leggere il futuro
nelle posizioni dei pianeti, nelle combinazioni dei tarocchi, o nei disegni dei
fondi di caffè o nel contenuto dei sogni? Si esamini qualsiasi tipo di
pseudoscienza, e vi si troverà la coperta di Linus, il pollice da succhiare, la
sottana cui aggrapparsi. E noi che cosa possiamo offrire in cambio? Dubbi e
incertezze!
Per
noi abitatori di un mondo razionale, è motivo di forza il capire, è gloria e
soddisfazione intendere là dove la conoscenza non è ancora giunta; c'è
bellezza persino nei più imperscrutabili misteri, quando essi costituiscano
almeno una sfida "onorevole" per quei meccanismi del pen-siero che
sono contenuti nei quattordici ettogrammi del nostro cervello: misteri che si
arrende-ranno lealmente all'acuta osservazione e alla sottile analisi, purché
l'osservazione sia sufficien-temente acuta e l'analisi sufficientemente sottile.
Tuttavia
c'è in questo un curioso paradosso, che mi procura una sorta di gioia
sardonica. Noi razionalisti sembriamo sposati all'incertezza. Noi sappiamo che
le nostre conclusioni, fondate come devono essere su prove razionali, sono
sempre e necessariamente provvisorie. L'emergere di nuovi fatti o la scoperta di
qualche errore celato nelle vecchie prove potrebbero rovesciare d'un tratto una
conclusione da tempo consolidata, per quanto cara essa ci sia.
Ciò
accade perché una sola è la nostra certezza e questa non si fonda sulle
conclusioni raggiunte, ma sul metodo col quale le abbiamo raggiunte e, quando
necessario, modificate. La nostra certezza insomma, si fonda sul metodo
scientifico e sull'impostazione razionale della ricerca.
I
cultori dell'irrazionale, che per brevità chiameremo "fideisti", si
aggrappano invece alle conclusioni con una tenacia tritatutto. Essi non hanno
prove degne di questo nome. Lo strumento a loro disposizione che più si
avvicina a un metodo per giungere a qualche conclusione consiste
nell'accoglimento passivo di giudizi, da loro considerati autorevoli. Perciò,
una volta conquistata una credenza - e soprattutto una credenza rassicurante -
essi non hanno atra alternativa che conservarla e difenderla a tutti i costi.
Quando
noi modifichiamo una conclusione, lo facciamo perché ne abbiamo elaborato una
migliore, e dunque lo facciamo con gioia o magari con rassegnazione, se la
vecchia teoria ci era particolarmente cara.
Di
fronte alla prospettiva di dover abbandonare una credenza i fideisti si rendono
invece conto di non avere un metodo per formularne un'altra e di non poterla
pertanto sostituire se non con il vuoto. Per loro, quindi, è quasi impossibile
lasciar cadere una credenza. e se voi tentate di sottolineare che essa è
contraria alla logica e alla ragione, essi si rifiutano di ascoltare e ten-dono
piuttosto a pretendere che voi veniate ridotti al silenzio.
Fallito
ogni tentativo di giungere a una conclusione valida costoro si rivolgono ad
altri, nella perenne ricerca di dichiarazioni autorevoli: le uniche atte a
metterli (temporaneamente) a loro agio.
Spesso
mi vengono rivolte domande di questo tipo: "Dottor Asimov, lei è uno
scienziato: mi dica, che cosa pensa della trasmigrazione delle anime?" ...
o della vita ultraterrena o degli UFO o dell'astrologia o di altre cose
analoghe. Costoro desiderano, in verità, che io li rassicuri, dicendo che gli
scienziati sono riusciti a dare un fondamento razionale alle loro credenze e si
sono resi conto, e forse l'hanno sempre saputo, che in esse c'è qualcosa di
vero.
Grande
è la tentazione di rispondere che, come scienziato, vedo nelle loro domande un
insieme esplosivo di cretinerie; ma questa risposta sarebbe solo un altro tipo
di dichiarazione auto-revole: una dichiarazione, fra l'altro, che essi non
accetterebbero mai e che servirebbe solo ad attirarci il loro odio. Rispondo
dunque invariabilmente: "temo di non conoscere la minima prova scientifica
atta a convalidare la credenza nella metempsicosi" ... o in qualsiasi altra
credenza d'origine pseudoscientifica. Delle mie risposte, certo, costoro non
sono soddisfatti, ma io non ho altra scelta a meno che non riescano a fornirmi
prove scientifiche attendibili: ciò che essi non sono mai in grado di fare. Non
è escluso, del resto, che la mia osservazione faccia nascere nelle loro menti
un piccolo germoglio di dubbio: e niente e più pericoloso di un'ombra di dubbio
per una credenza irrazionale.
Forse
questa è la ragione per cui un fideista, quanto più è "sicuro"
delle proprie opinioni, tanto più s'infuria nei confronti di chi esprime
un'opinione diversa dalla sua.
I più
deliranti fideisti sono i creazionisti, convinti che il creazionismo sia verità
assoluta, comunicata da Dio tramite la Bibbia. E quale fonte mai sarebbe più
autorevole di questa? Di tanto in tanto ricevo lettere di fuoco, piene di
insulti e di violente accuse, scritte da qualche creazionista. E mi viene la
tentazione di rispondere in questi termini: "caro amico, sicuramente lei sa
di essere nel giusto e sa che io ho torto, perché Dio glielo ha detto. Con
altrettanta sicurezza, saprà anche che lei andrà in Paradiso e io andrò
all'Inferno, perché Dio le avrà detto anche questo. Considerato quindi che io
andrò all'Inferno, dove soffrirò inimmaginabili tormenti per tutta l'eternità
non trova sciocco coprirmi di insulti? Quanto dolore pensa che il suo sfogo
rabbioso possa aggiungere alla punizione infinita che mi aspetta? O forse lei è
tormentato da qualche in-certezza e teme che Dio possa mentirle e ritiene di
sentirsi meglio infliggendomi di persona al-cune torture aggiuntive (nel caso
dannato ch'Egli menta), magari bruciandomi sul rogo, come avrebbe potuto fare
nei bei tempi andati, quando i creazionisti dominavano la società ?"
Tuttavia
non scrivo mai lettere di questo tenore: mi limito a sorridere e a strappare le
lettere d'insulti che ricevo.
(Tratto da un articolo di Asimov)