La confutazione dei fenomeni paranormali o surreali applicata alle religioni

 

La Sandra era un cargo a vapore di forma quadrata, con lo scafo, lungo 107    metri, decorato qua e là da macchie di ruggine. Fornita di radio e con un carico di 300 tonnellate di insetticida, percorreva tranquillamente la sua strada verso sud lungo i frequentatissimi sentieri costieri della Florida nel giugno del 1950.

L'equipaggio, di ritorno dalla mensa, raggiunse il ponte di poppa per fumare e riflettere sul tramonto e su quello che il domani avrebbe portato. Nel crepuscolo tropicale che avvolgeva la pacifica costa della Florida gli uomini guardavano l'amichevole occhieggiare del faro di St. Augustine. La mattina seguente non c'era più nulla. Nessuno vide mai più né la nave né l'equipaggio. Erano silenziosamente scomparsi nella notte sotto un cielo stel-lato. Nessun indizio che possa permettere di risolvere questo sconcertante mistero è mai venuto alla luce.

Ecco un tipico esempio di come molti articoli o libri dedicati al cosiddetto «Triangolo delle Bermuda» descrivono una presunta sparizione misteriosa di una nave o di un aereo. Un mare tranquillo, marinai che si rilassano, un tramonto, un cielo sereno: la pace. Poi, improvvisamente, più niente! Nave ed equipaggio scompaiono senza lasciare traccia.  Ed ecco ora un piccolo test per determinare la qualità del vostro «quoziente di curiosità», così come l'ha definito Lawrence David Kusche, il più noto studioso critico del Triangolo delle Bermuda. Dopo aver letto il brano sopra riportato quali domande vi sono subito venute in mente: 

a) Quale forza misteriosa può essere all'origine della scomparsa della nave? Come mai non sono più state trovate tracce della Sandra? Quale mistero si nasconde in quel tratto di mare? Chi ha rapito l'equipaggio? Potrebbero essere coinvolti gli UFO in qualche modo?
oppure:
b) Se la Sandra è scomparsa quella notte e non ha lasciato superstiti, come fa l'autore del brano a sapere che cosa facevano i marinai al tramonto? E come fa poi a sapere se avevano vera-mente visto il faro di St. Augustine? Il mare era davvero calmo?

Se le vostre domande rientrano nella categoria (a) significa che avete un basso quoziente di curiosità, simile a quello che dimostrano libri e periodici dedicati a diffondere in maniera acritica ogni tipo di notizia apparentemente misteriosa. Se invece le vostre domande appartengono alla categoria (b) significa che avete un alto quo-ziente di curiosità e che un campanellino di allarme si è messo ripetutamente a suonare nella vo-stra testa mentre leggevate il resoconto sopra riportato. È vero: c'è qualcosa di strano in quel pa-ragrafo ma, più che la sparizione della nave, riguarda il modo in cui l'evento è stato raccontato.

Come può l'autore, che ci presenta il suo resoconto come un fatto documentato (e non come una versione romanzata, notiamo bene), sapere che i marinai si erano messi a fumare sul ponte di poppa, guardando l'orizzonte? L'unico modo che avrebbe potuto permettere all'autore di avere informazioni così precise sarebbe stato quello di trovarsi anch'egli sulla nave quella sera. Ma pare che ciò non sia mai successo, altrimenti egli ce lo avrebbe detto sicuramente. È forse pos-sibile, ci chiediamo allora, che il ritorno dalla mensa dei marinai e il fumare scrutando l'orizzonte siano i tipici dettagli normalmente trasmessi via radio? Improbabile. E come faceva l'autore a sa-pere che la nave si trovava all'altezza del faro di St. Augustine? Qualcuno li ha forse visti? E se così perché non lo dice?

La risposta più probabile a queste domande è che l'autore non avesse la più pallida idea di cosa fosse successo sulla nave quella sera, né dove fosse sparita esattamente, né quali fossero le condizioni del mare. Forse qualcuno penserà: «Ma a chi può importare se i dettagli sono inven-tati? È possibile che per rendere più interessante la storia l'autore abbia aggiunto un po' di co-lore. E allora? Niente di male, no? La cosa importante, piuttosto, è che la nave è scomparsa senza spiegazione». Chi la pensa così ribadisce chiaramente il suo basso livello di curiosità: è chiaro che non gli interessa sapere veramente cosa è successo alla nave ma gli basta divertirsi a pensare che non ci sia spiegazione. Quei «dettagli» invece sono fondamentali. Il fatto che l'autore abbia descritto in quel modo la situazione sulla nave aveva l'evidente scopo di informare il lettore che tutto era calmo e tranquillo, che non c'era nessun pericolo imminente, rendendo così la spari-zione della nave ancora più misteriosa. E così anche l'indicazione del faro di St. Augustine come punto di riferimento localizza l'area di scomparsa della nave e rende la mancanza di relitti ancora più misteriosa.

Ma il punto è: la nave si trovava davvero al largo di St. Augustine? L'autore ci dice che l'equipaggio guardava il faro, non che qualcuno guardava la nave. «Silenziosamente scomparsi»: e chi lo ha detto? Per quello che ne sappiamo, non essendoci stato nessuno sul posto a prendere appunti, i marinai possono benissimo aver lottato con tutte le loro forze per portare a casa la pelle. Certo che una «scomparsa silenziosa» suona molto più misteriosa di un banale affonda-mento.

Al termine di questa analisi, il lettore del tipo (b) sarà giunto alla conclusione che l'autore non ha fornito alcuna prova solida per le sue affermazioni. In altre parole, può darsi che sia andata come dice lui, ma può altrettanto darsi che sia successo qualcosa di completamente differente. Il lettore del tipo (a), d'altro canto, si sarà forse adagiato nel suo stupore devoto anche perché con-vinto della veridicità della descrizione da particolari precisi quali le «macchie di ruggine» che decoravano qua e là lo scafo «lungo 107 metri». Dopotutto, se l'autore può dare una descri-zione così precisa della nave doveva conoscerla proprio bene. Forse è stato proprio lui a vederla al largo di St. Augustine.

Peccato, però, che Kusche, mentre raccoglieva materiale per il suo libro The Bermuda Triangle Mystery Solved, abbia controllato presso i Lloyd's di Londra, la più importante compa-gnia di assicuratori del mondo, e abbia scoperto che la Sandra era lunga solo 56 metri: circa la metà della lunghezza data dal nostro autore.

Tutto ciò, però, ancora non ci aiuta a capire cosa è veramente successo alla nave, ma ci consente sempre più di determinare la bassa credibilità dell'autore. Cosa potrà fare un diligente lettore del tipo (b) a questo punto? Se sarà veramente interessato a capire qualcosa di più sul caso potrà contattare l'archivio dell'ufficio meteorologico della zona in cui si suppone sia scomparsa la nave, vale a dire in questo caso Asheville, nella Carolina del Nord, e chiedere le indicazioni del tempo per il mese di giugno del 1950. Con le straordinarie possibilità offerte oggi da Internet, questi sono lavori che si possono fare comodamente seduti a casa nel giro di pochi minuti. Risultato della ricerca? Il tempo era veramente calmo, proprio come descritto dal nostro autore. A questo punto possono legittimamente venirci dei dubbi. Forse c'è davvero qualcosa di inspie-gabile nell'oceano che rapisce navi e aerei. Una nave, infatti, non può sparire così, in un mare tranquillo e senza lasciare tracce.

Ma il nostro lettore del tipo (b) non è soddisfatto e continua le sue indagini. Quando si con-duce una ricerca su una nave scomparsa, non si può non sentire anche i Lloyd's di Londra. Et voilà! Cosa scopriamo? Che la Sandra non era salpata in giugno ma precisamente il 5 aprile. Un nuovo controllo alla situazione meteorologica del mese giusto e troviamo che nei giorni in cui il cargo era in navigazione, le coste a sud-est degli Stati Uniti erano battute da un vento che andava a 133 chilometri orari, una potenza inferiore di soli quattro chilometri l'ora circa rispetto a quella di un uragano.

Eccoci dunque al termine della nostra analisi sulla «misteriosa» scomparsa della Sandra, un argomento che ha confuso i più famosi studiosi di eventi soprannaturali. È bastato un minimo di curiosità usata intelligentemente per determinare che tutti i dati, che nel racconto del nostro autore contribuivano a fornire un quadro altamente misterioso, erano falsi. Marinai sul ponte a fumare e a guardare la pacifica costa della Florida? L'amichevole occhieggiare del faro di St. Augustine? Silenziosamente scomparsi? È evidente che il quasi uragano modifica un po' il quadro.

Cosa dobbiamo dunque pensare dei cosiddetti esperti che hanno indicato il caso della Sandra come una delle prove per l'esistenza del Triangolo maledetto? Secondo Larry Kusche, tutto ciò conferma la teoria secondo cui «quanto meno uno scrittore conosce il proprio argomento di stu-dio, tanto più egli è pronto per ricavarne un mistero».2 L'ignoranza su un argomento, infatti, pare essere uno dei requisiti principali di coloro che scrivono o parlano di paranormale e di mi-steri in maniera acritica.

E cosa dire invece dei lettori del tipo (a)? Sono quelli che trovano più interessante interrogarsi sugli aspetti più superficiali e speculativi di un «mistero», che non vestire i panni del detective e cercare di trovare una soluzione. Sono dei finti curiosi, affermano di volere la verità ma in realtà è l'ultima cosa che li interesserebbe. Guardano magari le cartomanti in TV, leggono le riviste di astrologia e si divertono un mondo a credere che quanto esse raccontano sia vero. In fondo, se è questo che cercano, una forma leggera di intrattenimento, non c'è niente di male.

Chi vuole credere non sarà mai convinto e si sentirà vittima di complotti e censure da parte di fantomatici «Centri di Potere» che per motivazioni incomprensibili preferirebbero mantenere l'umanità all'oscuro delle meraviglie del paranormale. Questa dispensa, quindi, vuole dare un piccolo contributo alla diffusione di una cultura e di una mentalità aperta e critica e del metodo razionale e scientifico nell'analisi e nella soluzione di problemi.

 

Ora, è possibile applicare questa metodologia di indagine anche per quanto riguardano le problematiche riguardanti le reliquie della Chiesa, dal chiodo della Croce di Gesù Cristo, al lenzuolo dove fu deposto dopo la morte (chiamata comunemente Sacra Sindone), fino a giungere, addirittura, alle ossa del vero San Pietro, primo Papa della storia, conservate nella cripta in San Pietro? No.

No, perché la Chiesa teme che venga scoperta quella che è la verità e, potendosi fare scudo di vari appigli, spesso le indagini non vengono mai intraprese o vengono lasciate incompiute. E’ d’altro canto vero che molte analisi necessitano di considerevoli quantitativi di frammenti della reliquia, tuttavia non si può lasciare nel dubbio sittante persone.

L’analisi della Sacra Sindone è avvenuta solo in parte, proprio perché i campioni da asportare dal sacro lenzuolo erano di notevoli dimensioni, e, per quel poco che si riuscì a scoprire, la Sacra Sindone risaliva al Medioevo.

L’analisi del sangue di San Gennaro a Napoli, non si è potuta compiere, per l’impossibilità di prelevare sangue dall’ampolla, se nono esternamente con apparecchiature speciali. I risultati non sono stati assolutamente sufficienti per formulare alcuna ipotesi.

A queste analisi voglio aggiungere un brano conclusivo molto interessante.

“Nel mio garage c'è un drago che sputa fuoco.” Supponiamo che io vi dica seriamente una cosa del genere. Senza dubbio voi vorreste verificarla, vedere il drago con i vostri occhi. Nel corso dei secoli ci sono state innumerevoli storie di draghi, ma nessuna vera prova. Che opportunità fantastica!

“Ce lo mostri”, mi dite. Vi conduco nel mio garage. Voi guardate e vedete una scala, dei barattoli vuoti, un vecchio triciclo, ma nessun drago. “Dov'è il drago?” chiedete. “Ah, è proprio qui”, vi rispondo, facendo dei cenni vaghi. “Dimenticavo di dirvi che è un drago invisibile.” Voi proponete di spargere della farina sul pavimento del garage per renderne visibili le orme. “Buona idea”, dico io, “ma questo è un drago che si libra in aria.” Allora proponete di usare dei sensori infrarossi per scoprire il suo fuoco invisibile. “Idea eccellente, se non fosse che il fuoco invisibile è anche privo di calore.” Voi proponete allora di dipingere il drago con della vernice spray per renderlo visibile.

“Purtroppo, però, è un drago incorporeo e la vernice non fa presa su di lui.” E così via. A ogni prova fisica che voi proponete, io ribatto adducendo una speciale spiegazione del perché essa non funzionerà.

Ora, qual è la differenza fra un drago volante invisibile, incorporeo, che sputa un fuoco privo di calore e un drago inesistente? Che senso ha la mia asserzione dell'esistenza del drago se non esiste alcun modo per invalidarla, alcun esperimento concepibile per confutarla? Il fatto che non si possa dimostrare che la mia ipotesi è falsa non equivale certo a dimostrare che è vera. Le affermazioni che non possono essere sottoposte al test dell'esperienza, le asserzioni non “falsificabili”, non hanno alcun valore di verità, per quanto possano ispirarci o stimolare il nostro senso del meraviglioso. Quello che io vi chiedo, dicendovi che nel mio garage c'è un drago, è in pratica di credermi sulla parola, in assenza di alcuna prova.

L'unica cosa che voi avete realmente appreso dalla mia affermazione che nel mio garage c'è un drago è che c'è qualcosa di strano nella mia testa. In assenza di alcuna prova fisica, voi vi chiederete che cosa mi abbia convinto. Penserete certamente alla possibilità che io abbia fatto un sogno o abbia avuto un'allucinazione. Ma allora, perché sto prendendo tanto sul serio la mia idea? Forse ho bisogno di aiuto. Come minimo, può darsi che io abbia gravemente sottovalutato la fallibilità umana.

Immaginiamo che, benché nessuno dei test dia esito positivo, voi vogliate rimanere scrupolosamente aperti a qualsiasi possibilità. Perciò non rifiutate decisamente la nozione che nel mio garage ci sia un drago che sputa fiamme, ma adottate semplicemente una posizione di attesa sospendendo il giudizio. Le prove esistenti sono fortemente contrarie all'ipotesi del drago, ma se ne emergeranno altre voi siete pronti a esaminarle e a vedere se vi convincono. Senza dubbio non sarebbe bello se io mi offendessi perché non mi credete; o se vi criticassi accusandovi di essere noiosi e privi di immaginazione, semplicemente per avere espresso il giudizio di “non dimostrato”.

Immaginiamo che il responso dell'esperienza fosse stato diverso. Il drago è invisibile, va bene, ma lascia delle impronte sulla farina. Il rivelatore nell'infrarosso segnala che esso emana calore. La vernice spray permette di vedere una cresta dentellata che danza in aria. Per quanto scettici possiate essere stati in precedenza sull'esistenza dei draghi - per non parlare dei draghi invisibili -, ora dovete riconoscere che qui c'è qualcosa e che ciò che si osserva sembra conciliarsi con un drago invisibile che sputa fuoco.

Consideriamo ora un altro scenario. Supponiamo che a sostenere la strana idea dell'esistenza dei draghi non ci sia solo io. Supponiamo che anche vari altri vostri conoscenti - tra cui persone che non si conoscono certamente fra loro - vi dicano di avere dei draghi nei loro garage, ma che in ogni caso le prove siano terribilmente elusive. Tutti noi ammettiamo che ci dà fastidio dover credere a una convinzione tanto strana e così mal sostenuta da prove fisiche. Nessuno di noi è pazzo. Noi ci chiediamo che senso avrebbe se in tutto il mondo dei draghi invisibili fossero effettivamente nascosti nei nostri garage, con tutti noi a crederci. Io penso che non sia così. Ma se tutti quei miti antichi dell'Europa e della Cina, dopo tutto, non fossero solo dei miti...

Meno male che adesso c'è chi dice di aver visto delle impronte nella farina. Quelle impronte, però, non si producono mai alla presenza di persone scettiche. Si presenta allora una spiegazione alternativa: a un attento esame appare chiaro che le orme potrebbero essere una contraffazione. Un altro entusiasta dei draghi si presenta con un dito bruciato e lo attribuisce a una rara manifestazione fisica del respiro infuocato del drago. Anche questa volta, però, ci sono altre possibilità. È chiaro che per scottarsi le dita non occorre esporle all'alito infuocato di un drago invisibile. Tali “prove” - per quanto importanti possano considerarle i fautori dei draghi - non sono affatto conclusive. Ancora una volta, l'unico approccio ragionevole consiste nel rifiutare provvisoriamente l'ipotesi dei draghi, nell'essere disponibili a valutare futuri dati fisici che dovessero presentarsi, e nel chiedersi per quale motivo un così gran numero di persone sobrie e sane di mente condividano la stessa strana illusione.

 

I racconti citati introducono un interessante riflessione, possiamo applicare la demolizione della leggenda del “Sandra” e l’immediato esempio del drago nel garage alle religioni. Pensiamo ad ogni conversazione con un  credente ed un razionalista. Quando quest’ultimo sta giungendo a confutazione delle fonti  e tesi dell’altro, da parte del credente viene spesso citata ed utilizzata la parola magica che blocca tutto: “Dogma” o “mistero della fede”.

In poche parole il ragionamento razionale, che avete fino a quel momento condotto, viene interrotto da un’affermazione tutt’altro che razionale. Uno scudo, quindi, invulnerabile che riesce a far fronte ai più energici e violenti fendenti della spada razionale. Ma il razionale che scudo ha? Nessuno, se scaviamo e poniamo la fatidica domanda “Alla base del Big Bang (ammessa la sua reale esistenza) chi ha dato origine a tutto ciò?”. Domanda che è pari a quelle precedenti del razionalista alle quali il credente risponde con le locuzioni sopra riportate. Ma il razionalista non può permettersi risposte non soddisfacenti nel frangente razionale e scientifico, deve quindi cercare scappatoie. Personalmente risponderei semplicemente “Non so”.

 

In conclusione con questo capitolo si è voluta sottolineare la modalità di indagine che normalmente si dovrebbe tenere nei confronti di acclamati fenomeni paranormali, e come questa stessa metodologia di indagine possa essere utilizzata anche per quanto riguarda le credenze religiose.