L'ateismo nella storia

 

Il problema dell’ateismo era stato già esaminato dai più antichi filosofi, tuttavia, con l’aumento di potere da parte della Chiesa soprattutto nel Medioevo (fra l’anno 1000 e il 1700), queste problematiche erano state soffocate, dovevano essere quindi affrontate nel segreto e nel terrore.

Nel contesto di questo discorso, si può anche evidenziare il ruolo frenante che la Chiesa ha sempre avuto, fino in tempi recenti e che in alcuni casi persevera tuttora, nell’evoluzione filosofico/liberale e in quella scientifica. Possiamo rimembrare i casi di Giordano Bruno, filosofo bruciato al rogo, e quello di Galileo Galilei, fondatore del metodo scientifico ipotetico/deduttivo senza cui non oggi non avremmo innumerevoli innovazioni, che, commettendo “Ab Iura” si salvò dal rogo. Questo elenco potrebbe proseguire lungo ed inesorabile, ma non desidero soffermarmi eccessivamente su questo punto.

Il pensiero ateo è quindi iniziato a svilupparsi e ad essere divulgato solo in questo ultimo secolo, sono addirittura nate associazioni che predicano l’ateismo della razionalità (www.uaar.it).

Tuttavia ancora oggi l’ateo è visto come una persona vuota, squallida e protratta verso atti illeciti; ciò enfatizza ancor più il problema da me precedentemente analizzato del ruolo nefasto, in alcuni settori ed occasioni, della Chiesa che ha contribuito, contribuisce e probabilmente continuerà a trascinare delle rimanenze di antiche credenze popolari.